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Inside Tunisia: un viaggio nel post Ben Ali

Com’è un Paese un mese dopo la sua rivoluzione? Per scoprirlo partiremo per un viaggio di 10 giorni dentro la società tunisina post Ben Ali.

Partiremo da Tunisi, la capitale politica e culturale del Paese per addentrarci nell’interno fino a Sidi Bouzid, la cittadina da cui il 17 dicembre 2010 è partita la rivolta che ha portato al rovesciamento del regime di Ben Ali. Esploreremo zone della Tunisia in cui i giornalisti non vanno e dove le condizioni economiche e sociali sono più difficili. L’obiettivo è capire la rivoluzione, le sue radici e come è stata vissuta e interpretata dai tunisini. Vogliamo capire come è percepito il governo provvisorio e quali sono le prospettive per il futuro. Vogliamo anche capire qual è stato il peso dell’islam nella rivolta e quale ruolo ricopre ora.

A Tunisi incontreremo esponenti dell’UGTT, la centrale sindacale che ha guidato il movimento di protesta, membri dei partiti di opposizione, giornalisti di stampa e tv, blogger e attivisti per i diritti umani. Stiamo prendendo contatto con diverse persone e avremo, nel giro di qualche giorno, la lista completa degli incontri organizzati durante il nostro soggiorno.

Contiamo di alloggiare presso persone con cui siamo in contatto in modo da avere un contatto più diretto con la popolazione e con la percezione che essa ha dei cambiamenti che sono avvenuti e che stanno avvenendo nel Paese.

Vogliamo registrare la vita quotidiana del dopo rivoluzione, i piccoli e i grandi cambiamenti, valutare se ci sono miglioramenti nel rispetto dei diritti umani, nella libertà di stampa e di espressione.
Durante il soggiorno attiveremo un blog nel quale raccontare il viaggio in forma di diario quotidiano. Useremo anche social network per diffondere materiali “live” (twitter, flickr, facebook).

Al ritorno rielaboreremo il materiale per ricavarne articoli, interviste, videointerviste, foto reportage.

Il viaggio è realizzato da Mehdi Tekaya, storico contemporaneo e co-autore dell’e-book “70 chilometri dall’Italia: la rivolta del gelsomino”.

Il materiale pubblicato sarà rilasciato sotto licenza creative commons.

Una intervista su Wiki(media) It Rumors

E’ confermato, il 16 febbraio atterrerò a Tunisi per documentare, per 10 giorni, un paese che conosco dall’infanzia, ma che mi è oggi totalmente sconosciuto. Questa Tunisia mi è sconosciuta perché la parola e la speranza si sono liberate dopo 23 anni di dittatura. E’ una Tunisia nuova, dove i recinti degli alberghi non sono più, per il viaggiatore, l’ultima frontiera di una democrazia di facciata. C’è tutta una società civile in ebollizione, da scoprire e incontrare.

L’idea di questo reportage “open-source” fatto di impressioni, interviste, video e analisi che saranno rilasciati con una licenza creative commons, è maturata in base a due considerazioni. Dopo il focus mediatico sugli eventi che hanno portato il dittatore Ben Ali alla fuga, la Tunisia è sparita di nuovo delle preoccupazioni giornalistiche, come accade troppo spesso con altri temi d’attualità. Ma le incognite e le domande rimangono numerose. Dall’altra parte, in un articolo sul giornale spagnolo La Vanguardia, il sociologo Manuel Castells ha applicato il concetto di “wiki rivoluzione”[1] alla Tunisia basandosi sul fatto che l’accesso a una rete di informazioni rizomatiche è stata essenziale nel processo di caduta della dittatura e lo sarà anche in quello della ricostruzione. Vogliamo dunque contribuire modestamente a questo fatto storico e inserirci positivamente in questa rete di informazioni orizzontale.

Dopo la definizione del progetto è iniziata anche la ricerca, non sempre facile e concludente, di uno sponsor che incontrasse non solo il nostro entusiasmo ma anche questa filosofia dell’informazione basata sulla condivisione del sapere. Uno di quei piccoli miracoli che avvengono grazie alla rete ci ha messo in contatto con l’associazione Wikimedia Italia che ha accettato di sostenere il progetto. Come dire, non ci poteva capitare di meglio. Sia perché abbiamo incontrato un partner naturale per il progetto sia perché loro stessi si sono messi in moto subito e con passione, aiutandoci a definire meglio il progetto e offrendoci visibilità e aiuti tecnici, libertà editoriale e, cosa non da poco, un rimborso spese. Per contraddire subito i commenti del tipo “E vabbè, questo post così compiacente l’hanno scritto direttamente loro”, non posso tacere l’unico punto nero di questa collaborazione: la felpa e il capellino “Wikimedia” che mi mandano credendo di farmi piacere.

Link: http://wikirumors.wordpress.com/2011/02/06/inside-tunisia-una-intervista-a-mehdi-tekaya/

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