<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Inside Tunisia</title>
	<atom:link href="http://insidetunisia.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://insidetunisia.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 20 Oct 2011 09:35:10 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.4.1</generator>
		<item>
		<title>Live-coverage</title>
		<link>http://insidetunisia.it/2011/10/live-coverage/</link>
		<comments>http://insidetunisia.it/2011/10/live-coverage/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 08:46:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mehdi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elezione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://insidetunisia.it/?p=405</guid>
		<description><![CDATA[[View the story "Tunisia: Elezioni 2011" on Storify]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><script src="http://storify.com/inside_tunisia/tunisia-elezioni-20112.js"></script><noscript>[<a href="http://storify.com/inside_tunisia/tunisia-elezioni-20112" target="blank">View the story "Tunisia: Elezioni 2011" on Storify]</a></noscript></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://insidetunisia.it/2011/10/live-coverage/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;Rivoluzione e turismo&#8221; di Salah Methnani per Rainews24</title>
		<link>http://insidetunisia.it/2011/08/rivoluzione-e-turismo-di-salah-methnani-per-rainews24/</link>
		<comments>http://insidetunisia.it/2011/08/rivoluzione-e-turismo-di-salah-methnani-per-rainews24/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Aug 2011 09:48:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mehdi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web-Tv]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://insidetunisia.it/?p=400</guid>
		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="420" height="345" src="http://www.youtube.com/embed/8alUblYzfAI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://insidetunisia.it/2011/08/rivoluzione-e-turismo-di-salah-methnani-per-rainews24/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ben Ali è morto, lunga vita a Ben Ali</title>
		<link>http://insidetunisia.it/2011/08/ben-ali-e-morto-lunga-vita-a-ben-ali/</link>
		<comments>http://insidetunisia.it/2011/08/ben-ali-e-morto-lunga-vita-a-ben-ali/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Aug 2011 07:47:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mehdi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Dal web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://insidetunisia.it/?p=396</guid>
		<description><![CDATA[Quanto è accaduto mostra da un lato quanto sia ampio lo scollamento tra diversi settori della società, a partire dal sindacato di polizia, e gli apparati di governo, mentre dall'altro evidenzia come i metodi repressivi dell'epoca Ben Ali non siano affatto spariti ma facciano parte del patrimonio genetico degli uomini che hanno servito per anni il dittatore viola ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un articolo di Giorgioguido Messina pubblicato su <a href="http://canaledisicilia.blogspot.com/2011/07/ben-ali-e-morto-lunga-vita-ben-ali.html">Canale di Sicilia </a></p>
<p>Dopo aver occupato la piazza della Casbah in due occasioni a febbraio, Tunisi si preparava ieri ad una terza occupazione prolungata della piazza del Governo organizzata principalmente da En-Nahdha, il partito islamico moderato, storico oppositore del regime, ma alla quale avrebbero partecipato cittadini normali, non necessariamente aderenti al partito di Ghannouchi.<br />
<span id="more-396"></span></p>
<p>Per l&#8217;occasione il sindacato di polizia aveva invitato gli agenti a mantenere un comportamento decente, a non cedere alle violenze se non in seguito a provocazioni ed attacchi da parte dei manifestanti; in buona sostanza si chiedeva agli uomini delle forze di sicurezza di mostrarsi in quanto tutori dell&#8217;ordine e non in quanto braccio armato del potere, sarebbe stata un&#8217;ottima occasione per dimostrare alla cittadinanza come il Ministero degli Interni fosse realmente cambiato e come i metodi Ben Ali appartenessero solamente al passato.</p>
<p>Un altro sindacato il giorno prima si era mostrato attento alle richieste della cittadinanza: quello dei trasporti pubblici, che aveva garantito collegamenti gratuiti per i manifestanti provenienti da Gabes e dal sud del Paese.</p>
<p>Si è assistito quindi ad una mobilitazione generale, una parte delle istituzioni si stava dimostrando vicina alle istanze del popolo; finalmente i sindacati, ormai liberatisi dalle infiltrazioni degli rcdisti, stavano prendendo posizione attiva nel &#8220;processo di democratizzazione&#8221;.</p>
<p>Insomma ieri tutto sembrava far presagire una manifestazione serena, una riappacificazione tra Popolo e Potere. Con questo spirito nel pomeriggio, verso le cinque, ci siamo diretti alla Casbah. L&#8217;accesso non era bloccato, come istintivamente prevedevamo, segno di apertura da parte degli Interni. Alla manifestazione erano presenti poche centinaia di persone, niente a che vedere con le folle oceaniche che avevano occupato la piazza durante Casbah 1 e 2. Quattro gatti e un paio di striscioni. Il &#8220;grosso&#8221; dei manifestanti stava ammassato sulle scalinate della moschea adiacente al municipio. Ad un certo punto un gruppo di loro si avvia verso le forze di polizia che presidiavano il cuore della piazza. Uno prende la testa del piccolo corteo improvvisato e tende la mano ad un dirigente di polizia. Si scambiano il saluto e due baci sulla guancia. A quel punto ho avuto solo il tempo di girare la testa per commentare ad un&#8217;amica quanto fosse strana la scena che sono partiti i primi colpi di lacrimogeno. I furgoni della polizia hanno rombato a gran velocità nel tentativo di disperdere i manifestanti, i quali in parte entravano nella moschea mentre altri si dirigevano verso Bab Mnara. Seguendo questi ultimi ci siamo alontanati dagli scontri per rientrare nella medina, avendo giusto il tempo di incrociare un gruppo di ragazzi, in direzione contraria, che stringevano tra le mani sassi e molotov. Con gli occhi e la fronte che bruciavano ancora ci siamo ritrovati con altri amici di fronte la moschea della Zitouna per mettere insieme i racconti. A quanto pare alcuni agenti, spinti dal desiderio di accarezzare i manifestanti con i loro manganelli, sono entrati fin nella moschea, violando un luogo sacro forse anche nel tentativo di provocare ulteriormente i militanti di En-Nahdha.</p>
<p>Successivamente non siamo riusciti ad entrare nella Casbah dato che la polizia, nel tentativo di proteggere la popolazione (testuali parole di un agente) non permetteva l&#8217;accesso alla piazza. Non sono quindi in grado fornire informazioni di prima mano su quanto sia accaduto in seguito, su cosa abbiano fatto i ragazzi armati di molotov e sassi né su cosa sia successo ai manifestanti rifugiatisi nella moschea.<br />
Ma al di la di tutto questo il fatto più importante ed inquietante è stato la reazione spropositata delle forze di polizia, che hanno reagito ad un bacio, fosse anche stato provocatorio, con una scarica di lacrimogeni che non si era vista neanche nelle periferie durante gli scontri dei primi di maggio.</p>
<p>Quanto è accaduto mostra da un lato quanto sia ampio lo scollamento tra diversi settori della società, a partire dal sindacato di polizia, e gli apparati di governo, mentre dall&#8217;altro evidenzia come i metodi repressivi dell&#8217;epoca Ben Ali non siano affatto spariti ma facciano parte del patrimonio genetico degli uomini che hanno servito per anni il dittatore viola e che oggi continuano ad occupare le poltrone che contano. Se quindi Ben Ali è metaforicamente morto, il suo spirito è ancora vivo. Niente di strano quindi se il popolo chiede a gran voce le dimissioni del suo erede Beji Caid Essebsi ed un reale cambiamento nel Paese. Cambiamento che deve avvenire rapidamente dato che gli rcdisti, che fino a qualche tempo fa se ne stavano nascosti e silenziosi, oggi reclamano a gran voce una presenza nella nuova Tunisia ed agiscono attivamente e subdolamente infiltrandosi nelle manifestazioni e camuffandosi da barbuti, al solo scopo di gettare discredito su En-Nahdha (che non voglio assolutamente difendere, sia chiaro) ed esacerbare il conflitto tra laici e religiosi. Se il cambiamento non avverrà entro breve, il rischio che le conquiste della rivoluzione vadano perdute irrimediabilmente sarà davvero alto. </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://insidetunisia.it/2011/08/ben-ali-e-morto-lunga-vita-a-ben-ali/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I  ragazzi di Menzel Bouzaiane</title>
		<link>http://insidetunisia.it/2011/08/i-ragazzi-di-menzel-bouzaiane/</link>
		<comments>http://insidetunisia.it/2011/08/i-ragazzi-di-menzel-bouzaiane/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Aug 2011 15:58:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mehdi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dal web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://insidetunisia.it/?p=392</guid>
		<description><![CDATA[Si levano voci insofferenti del disordine generalizzato. La parte piu’ politicizzata della popolazione se la prende con le forze contro-rivoluzionarie che fanno il possibile per dare l’impressione che é tutto allo sfascio e per far rimpiangere il regime di Ben Ali]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">FABIO MERONE. Tunisi, 17 agosto 2011, Nena News –<br />
Il Ramadan era iniziato nel segno del nervosismo e della paura della penuria. Chi é capace di leggere il volto del paese, di sentire gli umori delle famiglie, le preoccupazioni del popolo, aveva capito che uno strano nervosismo si stava diffondendo tra la gente.</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-392"></span>Il temuto aumento dei prezzi! Benché si potrebbe obiettare che ogni ramadan é preceduto dall’ansia dell’ aumento dei prezzi e della speculazione sui beni necessari, un dato é certo: quest’anno la Tunisia si trova a sfamare circa qualche centinaio di migliaio di libici in piu’. Oltre ai locali, residenti provvisori che sono fuggiti dal paese limitrofo in conflitto, non bisogna dimenticarsi che i ribelli dell’ovest, anch’essi si riforniscono attraverso lo strategico punto di frontiera di Dhihiba, che Gheddafi ha cecato di sottrarre loro con tutte le forze. Insomma fa caldo e le giornate sono lunghe, si fa una fatica in piu’ a digiunare, ma la penuria non c’é stata!</p>
<p style="text-align: left;">Non per questo il sentimento generale della popolazione é piu’ sollevato. Si sentono sempre meno discretamente voci insofferenti del disordine generalizzato. Al punto che la parte piu’ politicizzata della popolazione, che stenta a trovare uno strumento di agibilita’ politica, se la prende con le forze contro-rivoluzionarie che stanno andando a fondo nel boicottare le istituzioni per dare l’impressione che é tutto allo sfascio e far rimpiangere il vecchio motto di “ordine e disciplina”. Il mio amico Khaled Amami, “intellettuale del popolo”, direbbe che il nodo della questione é nell’apparato burocratico che si compone di 500.000 unita’, una forza di impatto enorme che dall’indipendenza del paese in poi costituisce la vera ossatura di qualunque regime.<br />
Non é facile trovare strumenti di interpretazione, tuttavia la cronaca di questi giorni ha messo in evidenza, senza equivoci, che l’evoluzione politica del paese passa per la questione della giustizia. Tanto di cappello a chi lo aveva capito da tempo e, nel quasi silenzio annoiato della societa’, si era andato testardamente a ficcare in un giardinetto lungo l’Av. Mohamed V. Sono i collettivi di Menzel Bouzaiane. La citta’ del primo martire ammazzato dal piombo della polizia, che subito dopo la fuga del dittatore si era fatta promotrice di quel processo che aveva portato a questa originale forma di protesta che sono gli I3tisam (presidio), impiantando per primi le tende sulla piazza della Casbah. Dopo la Casbah I e II che aveva fatto cadere il primo ministro di Ben Ali, Mohamed Ghannouchi, il nuovo primo ministro, Bourghibiano dalla tempra solida e duro di maniere, aveva di fatto vietato qualunque assembramento davanti al palazzo del governo. E mentre nei mesi successivi si erano ripetuti tentativi di occupazione della piazza, tutti falliti, i ragazzi di Menzel Bouzaiane si erano trovati questo angolo lungo l’arteria principale del centro della citta’ dove impiantare le loro tende. Ed avevano messo al primo punto delle loro rivendicazioni “l’autonomia della giustizia”.</p>
<p style="text-align: left;">La liberazione, la settimana scorsa, di due ex ministri di Ben Ali e la fuga dalla Tunisia nella massima tranquillita’ della sign.ra Sayda Agrebi, vicinissima alla famiglia presidenziale e presidentessa dell’ex associazione delle mamme tunisine, ha messo il fuoco a questo ramadan fino ad ora sotto tono. Polverone di polemiche, in prima fila il gruppo dei 25, cosiddetto gruppo di avvocati (in realta’ sono piu’ di 25) che ha tuonato e minacciato di rivelare per nome e cognome tutti i magistrati in odore di corruzione e leali al vecchio regime.</p>
<p style="text-align: left;">Lunedi’ 8 agosto il coup de theatre.Il direttore della temutissima brigada anti-terrorista, il colonnello Samir Tarhouni, organizza una conferenza stampa al palazzo del governo il cui rivela ai giornalisti “la verita’ su quello che é successo il 14 Gennaio”.<br />
L’attesa é altissima, i tunisini ancora oggi non si spiegano i tanti misteri che hanno coperto gli avvenimenti prima e dopo la fuga di Ben Ali. Fin’ora era circolata la voce, un comunicato dello stesso presidente dall’Arabia Saudita, secondo cui non era sua intenzione abbandonare il paese, vi era stato costretto, con un inganno, da Ali Siriati, capo della guardia presidenziale e responsabile diretto della sua sicurezza. La seconda versione era di quest’ultimo il quale, durante una deposizione davanti ad un giudice avrebbe detto di ritenere che ci sarebbero state forze della guardia nazionale e della polizia che avrebbe occupato l’aeroporto il 14 gennaio, paracadutandosi dagli elicotteri.<br />
Mezze verita’ in piu’ al singolare ruolo giocato da Mohamed Ghannouchi, primo ministro di Ben Ali il quale, la sera stessa della fuga di Ben Ali, esce in tv con la faccia smorta dichiarandosi presidente ad interim senza dare spiegazioni sull’assenza del presidente.</p>
<p style="text-align: left;">Qualcuno nel governo e tra i meandri del Ministero degli Interni ha dovuto ritenere che era arrivato finalmente il momento di parlare. Le dichiarazioni sono all’altezza dell’attesa. Il colonnello racconta dettagliatamente la cronaca di quella giornata, dalle 12.00 fino alle 17.40 ora della partenza dell’aereo che si portera’ via il presidente con la sua famiglia. I corpi speciali della brigada si trovavano in parte al Ministero degli Interni, in parte alla caserma di Bachoucha. Ai suoi uomini viene ordinato di piazzarsi sui tetti del Ministero degli Interni mentre i manifestanti fanno pressione davanti all’ingresso dell’edificio. L’ordine arriva di sparare, ma il colonnello telefonicamente contro ordina ai suoi uomini di utilizzare solo gas lacrimogeni. Voci si spargono poi che ci sarebbero bande di saccheggiatori presso l’aeroporto, tali da spingerlo a chiamare gli uomini della sicurezza aeroportuale i quali gli comunicano che i membri delle due famiglie “regnanti” (Ben Ali e Trabelsi) riunite per la prima volta dopo essersi tanto odiate, stanno per lasciare la Tunsia. Il passagio cruciale é questo. Il colonnello in propria autonomia decide di bloccare l’aeroporto ed arrestare la fuga dei suddetti. Tentativo di colpo di stato? Condizionamento degli eventi? Intervento di coscienza? Il colonnello ovviamente difende l’ultima tesi. Il presidente é nel suo palazzo, i due corpi speciali della polizia e della guardia nazionale, i piu’ temuti in assoluto, occupano l’aeroporto. Siriati, venuto a conoscenza degli avvenimenti, cerca di proteggere la famiglia presidenziale ma non c’é nulla da fare, gli uomini sotto il suo comando temono la forza dei corpi speciali e rinunciano ad intervenire. Non c’é piu nulla da fare, bisogna organizzare la fuga del presidente almeno in attesa che le cose si chiariscano. Leila Ben Ali sarebbe presa dal panico, anche perché nel frattempo in tutto il paese sono presi d’assalto le proprieta’ della famiglia. Tutto il popolo li odia e sarebbero disposti a fare giustizia sommaria. Ben Ali si recherebbe all’aeroporto militare di Laouina soltanto per accompagnare la famiglia senza l’intenzione di abbandonare il paese. Sarebbe la famiglia che con insistenza lo spingerebbe infine a decollare con loro e Siriati a rassicurarlo che lo avrebbe richiamato non appena la situazione lo avrebbe permesso.</p>
<p style="text-align: left;">Questo racconto, cosi’ pieno di dettagli, puo’ sembrare forse pedante a chi lo legga fuori da questo paese. Ma per i tunisini é una vera ossessione e da qui e soltanto da qui che, per molti, puo’ veramente considerarsi la fase attuale, pura e trasparente.<br />
Ovviamente queste dichiarazioni non hanno fatto svanire tutti i dubbi ed i molti, a giudicare la tempistica quanto meno dubbiosa, ci hanno visto un ulteriore tentativo di manipolare l’opinione pubblica. Ma un effetto queste dichiarazioni lo hanno avuto. Di liberare un po’ piu’ il dibattito, di incoraggiare i piu’ a spingere fino in fonodo per l’accertamento della verita’ e per il “completamento del processo di passazione del potere”.</p>
<p style="text-align: left;">In conseguenza di questo intervento si é fatto vivo il figlio di Ali Siriati, chiamato in causa dalle dichiarazioni del colonnello. E’ internenuto in radio ed in  tv ed ha difesa la figura del padre, umile servitore dello stato.<br />
Il “la’” é stato dato, il martedi, il mercoledi ed il giovedi’ successivo alle dichiarazioni gruppi di facebook e militanti di sinistra si sono riuniti davanti alla sede del sindacato ed hanno improvvisato dei cortei che si concludevano davanti ai gradoni del teatro sull’av. Bourghiba. Scene che non si vedevano da mesi, l’avenue é tornata ad essere teatro di dibattiti, finché ieri notte, dopo la rottura del digiuno, si é inscenata questa singolare protesta delle “candele dei martiri”. Sui marciapiedi del viale Haussmaniano di Tunisi sono state messe delle candele intorno ad immagini che ricordavano i martiri, poi intorno ad esse si é creato un cerchio di persone, al cui centro si piazzava un oratore che chiedeva giustizia.</p>
<p style="text-align: left;">Il tema andrebbe preso sul serio, ed il campanello di allarme é suonato in conseguenza alla bassissima affluenza alla registrazione nelle liste elettorali. Nonostante il rinvio di 15 giorni e incessanti campagne, alle 15.00 di mercoledi 10 agosto, il dato ufficiale sfiorava il 40 per cento di iscrizioni.</p>
<p style="text-align: left;">I membri dell’Alto Ente per le riforme politiche (sorta di parlamento in nuce), durante la seduta di ieri (mercoledi’10) hanno inscenato una protesta ed hanno chiesto al presidente dell’assemblea di invertire l’ordine del giorno e di discutere di magistratura ed indipendenza della giustizia. L’assemblea fa autocritica e si rende conto di essersi completamente allontanata dalle preoccupazioni popolari e sempre piu’ voci si levano per chiedere di “salvare la rivoluzione dalle forze contro-rivoluzionarie”.</p>
<p>Ultimo dato di cronaca di rilevanza assoluta, la decisione del sindacato di indire una giornata di mobilitazione per lunedi 15 agosto. La potentissima centrale sindacale (UGTT) si é riunita martedi’ 9 ed oltre a tuonare in un comunicato la ferma condanna della lassitudine della giustizia, si é imposta con un linguaggio differente rispetto agli ultimi mesi, é pare voglia tornare ad occupare la scena della protesta. Una svolta sulla via della transizione?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://insidetunisia.it/2011/08/i-ragazzi-di-menzel-bouzaiane/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Donne al bivio in Tunisia: Non si torna indietro!</title>
		<link>http://insidetunisia.it/2011/08/donne-al-bivio-in-tunisia-non-si-torna-indietro/</link>
		<comments>http://insidetunisia.it/2011/08/donne-al-bivio-in-tunisia-non-si-torna-indietro/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Aug 2011 11:42:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mehdi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://insidetunisia.it/?p=389</guid>
		<description><![CDATA[Le donne della Tunisia rivoluzionaria hanno già conseguito una vittoria ad aprile 2011: la “parità in alternanza” nelle liste dei partiti che si presenteranno alle prossime elezioni. Continuano a distinguersi negli studi e nell’economia cosi’ del paese come nella famiglia, come forza trainante. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un articolo di Lilia Zouali pubblicato su  <a href="http://italianidicartagine.blogspot.com/2011/08/donne-al-bivio-la-festa-della-donna-in.html">Gli Italiani di Cartagine</a></p>
<p>“Tunisine per i diritti delle donne, uguaglianza, cittadinanza” e’ il titolo del meeting a cui hanno partecipato centinaia di persone lo scorso venerdi’ 12 Agosto organizzato nel complesso culturale e sportivo di Tunisi.<span id="more-389"></span></p>
<p>L’occasione e’ stata per la commemorazione del 55 anniversario del Codice dello Statuto Personale (CSP). Il CSP risale al il 13 agosto 1956 uno statuto rivoluzionario per la sua epoca con la sua promulgazione si vieta la poligamia e il ripudio, le donne si liberate della tutela nel matrimonio, si consacra l’uguaglianza tra uomini e donne (fatta eccezione che in materia di diritto successorio). Da allora il 13 agosto è diventato la “Festa della donna”.</p>
<p>Diversi movimenti e partiti politici stanno organizzando diversi festeggiamenti, in un modo assolutamente insolito e promettente, direi anche rivoluzionario. Al meeting pullulavano le diverse e numerose associazioni e reti indipendenti e progressisti femminili, nate dopo la rivoluzione, oltre alle vecchie e non meno importanti ATFD (Associazione tunisina delle donne democratiche) e AFTURD (Associazione delle donne tunisine per la ricerca e lo sviluppo), la gente si esprimeva con libertà, sincerità e audacia in un clima di allegria e di festa. In una atmosfera del genere ci si sente forti e ottimisti sul futuro delle donne tunisine.</p>
<p>Erano molti gli stand organizzati per offrire informazioni, tracts e inviti in arabo e in francese. IL meeting e’ culminato con la firma della “Dichiarazione del 13 agosto 2011”. Azione sottoscritta da una ventina di associazioni e collettivi che vogliono far pervenire al governo un messaggio pretentorio: non solo difendere i diritti delle donne e i principi di eguaglianza e parità e iscriverli nella Costituzione della II Repubblica; ma anche non cedere alla pressione di coloro che vogliono applicare la <em>sharia</em>; e soprattutto adottare la CEDAW (Convenzione internazionale per l’eliminazione di tutte le discriminazioni contro le donne) senza nessuna riserva. Le firmatarie, tra cui Il Front des Femmes pour l’Égalité (FFE), l’ATFD, Engagement Citoyen, si dichiarano unite, solidali e determinate alla mobilitazione per difendere e migliorare il CSP.</p>
<p>Il meeting si e’ trasformato in una vera festa con letture di poesie, canti e proiezioni di film ma soprattutto in un momento di incontro e di scambio tra cittadini determinati a lottare contro l’oscurantismo, che credono in una Tunisia che rispetta i diritti umani.</p>
<p>Le donne della Tunisia rivoluzionaria hanno già conseguito una vittoria ad aprile 2011: la “parità in alternanza” nelle liste dei partiti che si presenteranno alle prossime elezioni. Continuano a distinguersi negli studi e nell’economia cosi’ del paese come nella famiglia, come forza trainante. Consapevoli di tutto cio’ mi chiedo: come si puo’ credere di “ rilegare in cucina” l’intera bella metà della Tunisia come alcuni pazzi pretendono?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://insidetunisia.it/2011/08/donne-al-bivio-in-tunisia-non-si-torna-indietro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>23 ottobre 2011: la Tunisia al voto</title>
		<link>http://insidetunisia.it/2011/08/23-ottobre-2011-la-tunisia-al-voto/</link>
		<comments>http://insidetunisia.it/2011/08/23-ottobre-2011-la-tunisia-al-voto/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Aug 2011 14:12:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mehdi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Dal web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://insidetunisia.it/?p=373</guid>
		<description><![CDATA[La storia recente della Tunisia non ha le caratteristiche traumatiche dei paesi vicini, forse per questo nessuno poteva prevedere che la primavera araba sarebbe partita da questo piccolo paese mediterraneo, da sempre ponte naturale tra Africa ed Europa. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="avia-box normal    "><span class="avia-innerbox" >Un articolo di Alessandro Bresolin pubblicato su<a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2011/07/003976.html"> carmillaonline </a></span></div>
<h2><strong>Dalla democrazia negata alla dittatura</strong></h2>
<p>La storia recente della Tunisia non ha le caratteristiche traumatiche dei paesi vicini, forse per questo nessuno poteva prevedere che la primavera araba sarebbe partita da questo piccolo paese mediterraneo, da sempre ponte naturale tra Africa ed Europa. Protettorato francese dal 1881 al 1956, la Tunisia non fu una colonia di popolamento e sfruttamento massiccio come l&#8217;Algeria, e questo spiega la decolonizzazione relativamente poco traumatica, con un&#8217;indipendenza raggiunta certo dopo periodi di tensione ed episodi violenti, ma senza i massacri e le devastazioni a cui si è assistito in altri paesi.</p>
<p><span id="more-373"></span></p>
<p>Ciò fa si che lo Stato tunisino, a differenza della Libia e dell&#8217;Algeria, non sia nato da un esercito di liberazione o da golpe militari, ma da una maturazione politica. Nasce come repubblica presidenziale regolata da libere elezioni a sufragio universale previste ogni cinque anni. Viene conservato il bilinguismo arabo-francese e dal 1957 la riforma del codice della famiglia consente alla donna di chiedere il divorzio dal marito. L&#8217;epoca di Habib Bouguiba, eroe dell&#8217;indipendenza, fondatore del partito Neo-Destour d&#8217;ispirazione socialista e primo presidente della Repubblica tunisina, rappresenta in sè tutte le contraddizioni in cui si dibatte la Tunisia ancor oggi: una politica che conciliava pianificazione di stampo socialista con un certo liberalismo economico, per creare sviluppo tramite investimenti stranieri; un lungo e intricato confronto tra tendenze autoritarie e riformiste, con un un finto multipartitismo che relegava l&#8217;opposizione laica, comunista o islamica a comparse in una scena politica dominata da un partito unico nei fatti, perchè il Neo-Destour vinceva le elezioni con il 95% dei suffragi. In questo contesto bisogna tenere in considerazione l&#8217;importante ruolo cerniera svolto dal sindacato, l&#8217;Union Générale des Travailleurs Tunisiens (UGTT), tra potere e società civile. L&#8217;UGTT, come vedremo in seguito, era un sindacato vero, che aveva avuto un ruolo decisivo nella lotta per l&#8217;indipendenza dalla Francia, e che seppe ritaglirsi una reale autonomia sindacale, diventando l&#8217;unico oppositore al regime di Bourguiba. Infatti l&#8217;UGTT convogliò al suo interno forze progressiste e islamiste altrimenti inespresse, mantenendo una reale indipendenza dalla politica con l&#8217;appoggio alle proteste operaie e con l&#8217;organizzazione di scioperi generali duramente repressi.<br />
Gli sforzi del regime si concentrarono sullo sviluppo economico e sull&#8217;istruzione, ma con risultati deludenti, in quanto le aspirazioni popolari erano segnate da una disoccupazione cronica e da un costo della vita insostenibile. Così tra la fine degli anni settanta e i primi ottanta la Tunisia visse una difficile fase politica e sociale, segnata dal declino del presidente Bourguiba, dal ramificarsi di movimenti di opposizione d&#8217;ispirazione laica o islamica e da una serie di sommosse popolari, espressione del disagio di un popolo che chiedeva disponibilità al dialogo democratico. Le proteste, in cui il sindacato aveva un ruolo determinante, riguardavano operai e studenti, le cui rivendicazioni erano quelle classiche delle rivolte sociali: “pane e libertà”. Dalla metà degli anni ottanta però il potere rispose a questi fermenti democratici provenienti dal basso con la repressione e con nuove elezioni truccate che garantivano la continuità del regime e del clan neo-destouriano. Il colpo di stato incruento del 7 novembre 1987 attuato dall&#8217;allora primo ministro Ben Alì con l&#8217;appoggio degli Stati Uniti, dell&#8217;Italia e della Francia, è figlio di questo autoritarismo. Ben Alì depose l&#8217;ormai vecchio e malato Bouguiba, cambiò i connotati al partito Neo-Destour ribattezzandolo Rassemblement Consitutionnel Démocratique (RCD), lanciò un programma di liberalizzazioni e modernizzazione. Uno dei suoi primi punti del programma per il rinnovamento della struttura dello stato era il rilancio del&#8230; multipartitismo.<br />
Mai promessa fu meglio tradita, fin dalle prime elezioni dell&#8217;aprile 1989, in cui l&#8217;entourage di Ben Ali conquistò tutti i 141 seggi in palio. Un copione simile a quello delle altre autocrazie arabe: una parvenza di democrazia in realtà negata sanguinosamente da un regime corrotto e dispotico che propone all&#8217;estero l&#8217;immagine di un paese bello, tollerante, soleggiato e soprattutto sicuro, l&#8217;ideale per il turismo di massa e gli investitori stranieri.<br />
Libertà economiche, sviluppo e istruzione, ma anche un&#8217;asfissiante repressione politica che addirittura aumentava. Dal 1992 infatti la crisi in cui sprofondava la vicina Algeria, dilaniata dalla violenza fondamentalista, portò Ben Alì a inasprire la repressione di qualsiasi voce discordante. Questo, senza tener conto della diversità tra islam algerino (il FIS dichiarava di voler instaurare la sharia attraverso le elezioni) e islam tunisino (il movimento Nadha si dichiarava democratico e riformista). Nel corso degli anni &#8217;90, come inutilmente raccontavano nei report di Amnesy International gli oppositori tunisini rifugiatisi in occidente, la Tunisia era diventata “una prigione a cielo aperto” fatta di galere e torture quotidiane. Il tutto, con il placet dell&#8217;Europa e dell&#8217;occidente che rifornivano il regime di armi per combattere il terrore.</p>
<h2><strong>Dalla dittatura alle rivolte</strong></h2>
<p>Ho conosciuto la Tunisia nel novembre 2001, girandola in lungo e in largo per lavoro. Un attentato terroristico aveva appena abbattuto le Twin Towers a New York e la dittatura di Ben Alì veniva considertata un baluardo contro il fondamentalismo islamismo. Colpiva l&#8217;esasperante culto della personalità del presidente: i ritratti, le gigantografie con il mellifluo sguardo di Ben Alì a ogni angolo di strada, su ogni muro di qualsiasi sperduto villaggio. La gente era sorridente e dinamica, ma appena accennavo alla politica sbiancavano e leggevo il panico nei loro occhi. Dal punto di vista economico il paese aveva ritmi di crescita simili a quelli di una tigre asiatica, veniva lodato dal FMI e le società straniere off-shore, protette da molti vantaggi fiscali, consentivano l&#8217;apertura di fabbriche e altre attività produttive, lo sviluppo del turismo di massa e la diffusione di un relativo benessere; dal punto di vista sociale invece l&#8217;occidente stimava le realizzazioni nell&#8217;ambito dell&#8217;istruzione, dell&#8217;ordinamento scolastico e della parità uomo-donna, che veniva vista come un&#8217;eccezione nel mondo arabo-musulmano. Ma solo parlando con il popolo capivi le ragioni economico-politiche dell&#8217;ascesa del fondamentalismo islamico nei paesi arabi, che ben poco avevano a che vedere con la religiosità. Se il regime per rispettattare gli impegni assunti con il FMI tagliava sul sociale, sulla sanità o toglieva il calmiere con cui teneva basso il prezzo del pane, allo stesso tempo nei villaggi qualche ricco emiro saudita mandava i soldi per costruire un ospedale, una scuola coranica o altro, e la gente vedendo questo sostegno si lasciava ben indottrinare volentieri.<br />
Le caratteristiche del regime erano le stesse di tutti i regimi securitari e totalitari: familismo, nepotismo, corruzione, con un apparato repressivo-poliziesco dalle capillari ramificazioni sociali a garantire la “sicurezza”, il vanto principale di Ben Alì. Nulla si muoveva senza il volere del presidente o del suo clan, l&#8217;ordine era garantito e <em>apparentemente</em> al popolo andava bene così, perchè l&#8217;idea dominante, nell&#8217;opinione pubblica europea-occidentale, vuole che la democrazia non appartenga alla cultura dei popoli arabo-berberi. Ma la storia diceva cose diverse, e infatti gli eventi di oggi vanno nella direzione opposta, a ricordarci che la sicurezza senza libertà non porta altro che alla realizzazione di una prigione a cielo aperto, per l&#8217;appunto.</p>
<h2><strong>La democrazia e il fattore religioso</strong></h2>
<p>Chi ha una propensione per le dittature, di Ben Alì dirà, come per Mussolini e il fascismo, che fu un politico e sì, un dittatore, ma&#8230; “ha fatto anche qualcosa di buono”.</p>
<blockquote class="pullquote pullquote_boxed pullquote_right"><p>Chi ha una propensione per le dittature, di Ben Alì dirà, come per Mussolini e il fascismo, che fu un politico e sì, un dittatore, ma&#8230; “ha fatto anche qualcosa di buono”. </p>
</blockquote>
<p>Si ritiene anche che la rivolta tunisina sia figlia delle <em>realizzazioni</em> del regime in termini di emancipazione femminile, sviluppo, istruzione. Ma questo non è sufficiente per spiegare una vampata rivoluzionaria che ha coinvolto anche paesi molto più arretrati della Tunisia, come lo Yemen ad esempio.<br />
Piuttosto, vista la quantità di giovani tunisini che verso la metà degli anni &#8217;90 simpatizzavano o aderivano ai gruppi della jihad islamica, in realtà Ben Alì non era un baluardo contro il fondamentalismo, ma un semplice dittatore che ha spinto alla disperazione o all&#8217;estremismo terroristico intere generazioni. La sua strategia, simile a quella attuata da altri regimi arabi, consisteva in un gioco di sponda tra le due opposizioni più strutturate nella società tunisina, quella laica, che fosse socialista, comunista o liberale, e quella islamista. In questo gioco Ben Alì alternava blande concessioni e repressione crudele con il fine di isolare e delegittimare tutte le altre opzioni politiche. Anche il ruolo dei partiti religiosi è stato ampliamente drammatizzato per dimostrare che “dopo di me, il diluvio di Al Quaeda”. L&#8217;argomento era condiviso da gran parte dei mass-media e delle opinioni pubbliche occidentali ma fragile, visto che i partiti religiosi che piaccia o meno sono presenti in molte democrazie. Per fare un paragone: è immaginabile negare il ruolo svolto dai partiti di ispirazione crisitiana in Europa, dal secondo dopoguerra a oggi? No, nel bene e nel male, i partiti cristiani hanno plasmato, insieme ad altre famiglie politiche, il sistema in cui viviamo. E&#8217; immaginabile che in un paese cattolico come l&#8217;Italia i preti debbano sottoporre i loro sermoni preventivamente a un&#8217;autorizzazione dello Stato? Pensare di vietare, in un paese musulmano, la libertà religiosa e l&#8217;organizzazione dei partiti religiosi, è assurdo. La questione sta piuttosto nell&#8217;includerli in un sistema democratico, di far si che questi, anziché diventare martiri per decenni di repressione, possano esprimere la loro visione della società partendo del principio del rispetto del pluralismo. Se è vero che i giovani che hanno deposto Ben Alì il 14 gennaio 2011 avevano in Twitter o Facebook dei punti di riferimento importanti, è significativo che nella rivolta abbiano avuto l&#8217;appoggio e il sostegno dell&#8217;UGTT, unica organizzazione in qualche modo “istituzionale” a salvarsi. La libertà d&#8217;espressione è la conquista principale, più visibile e vistosa, della nuova Tunisia e tutti gli oltre sessanta partiti che si stanno organizzando in questi mesi, laici e religiosi, condividono la necessità del multipartitismo. Le prime elezioni libere, inizialmente previste il 24 luglio, sono state posticipate il 23 ottobre. Questo per motivi diversi: da un lato per i maneggi classici di chi sta nel governo di transizione e vuole allungarne la vita il più possibile, dall&#8217;altro per questioni più serie, come stabilire l&#8217;eleggibilità o meno di quanti avevano ruoli di responsabilità nel regime o nel RCD. Spetterà poi al nuovo governo de-Benalìzzare gli apparati e le strutture dello Stato.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://insidetunisia.it/2011/08/23-ottobre-2011-la-tunisia-al-voto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>“Sharing the spring” di Donatella Della Ratta (regional manager of Creative Commons)</title>
		<link>http://insidetunisia.it/2011/08/%e2%80%9csharing-the-spring%e2%80%9d-di-donatella-della-ratta-regional-manager-of-creative-commons/</link>
		<comments>http://insidetunisia.it/2011/08/%e2%80%9csharing-the-spring%e2%80%9d-di-donatella-della-ratta-regional-manager-of-creative-commons/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 14 Aug 2011 18:29:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mehdi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dal web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://insidetunisia.it/?p=364</guid>
		<description><![CDATA[Un articolo di Donatella Della Ratta pubblicato su paralleli.org Arrivo a Tunisi il 28 giugno scorso, quando è già estate piena. Mi accorgo che qualcosa è cambiato dal momento in cui salgo sul taxi all`aeroporto. E` la prima volta che riesco, da questa parte di mondo arabo, a sconfiggere il francese. E il tassista immediatamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un articolo di Donatella Della Ratta pubblicato su <a href="http://www.paralleli.org/in_evidenza_dettaglio.php?id=76">paralleli.org </a></p>
<p>Arrivo a Tunisi il 28 giugno scorso, quando è già estate piena. Mi accorgo che qualcosa è cambiato dal momento in cui salgo sul taxi all`aeroporto. E` la prima volta che riesco, da questa parte di mondo arabo, a sconfiggere il francese. </p>
<p><span id="more-364"></span>E il tassista immediatamente mi viene dietro, e sento in quel suo arabo tunisino -che capisco a fatica, ma resisto &#8211; tutto il suo orgoglio e la sua fierezza. “Sì, abbiamo buttato fuori quel dittatore, da soli”. In città c`è fermento, un gruppo di islamisti ha assaltato un cinema dove davano un film giudicato oltraggioso per la religione, ci sono stati scontri, la polizia è invervenuta in ritardo e a fatica. Su Avenue Bourghiba, teatro delle manifestazioni del gennaio scorso, campeggia la scritta “la rivoluzione è una pratica quotidiana”, e si capisce che di strada ce n`è ancora da fare, tanta. </p>
<p><a href="http://www.paralleli.org/in_evidenza_dettaglio.php?id=76">Leggi tutto</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://insidetunisia.it/2011/08/%e2%80%9csharing-the-spring%e2%80%9d-di-donatella-della-ratta-regional-manager-of-creative-commons/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Afkar Mostakella, Tunisia 2.0</title>
		<link>http://insidetunisia.it/2011/08/afkar-mostakella-tunisia-2-0/</link>
		<comments>http://insidetunisia.it/2011/08/afkar-mostakella-tunisia-2-0/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 14 Aug 2011 16:42:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mehdi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web-Tv]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://insidetunisia.it/?p=359</guid>
		<description><![CDATA[With the elections for the Constituent Assembly upcoming, Tunisia Live investigates Afkar Mostakella (Independent Thoughts), a group aiding indepdendent candidates for the election who are not affiliated with any political party in Tunisia.Fonte: TunisiaLive]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="watch-description-tagline">
<p id="watch-uploader-info">With the elections for the Constituent Assembly upcoming, Tunisia Live investigates Afkar Mostakella (Independent Thoughts), a group aiding indepdendent candidates for the election who are not affiliated with any political party in Tunisia.Fonte: <a rel="author" href="http://www.youtube.com/user/TunisiaLive">TunisiaLive</a></p>
<p><iframe width="560" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/760oc6IyLLw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://insidetunisia.it/2011/08/afkar-mostakella-tunisia-2-0/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Interview with Slim Amamou</title>
		<link>http://insidetunisia.it/2011/08/interview-with-slim-amamou/</link>
		<comments>http://insidetunisia.it/2011/08/interview-with-slim-amamou/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 14 Aug 2011 16:36:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mehdi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web-Tv]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://insidetunisia.it/?p=357</guid>
		<description><![CDATA[&#60;iframe width=&#8221;560&#8243; height=&#8221;349&#8243; src=&#8221;http://www.youtube.com/embed/UvVTtIJHv_A&#8221; frameborder=&#8221;0&#8243; allowfullscreen&#62;&#60;/iframe&#62;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&lt;iframe width=&#8221;560&#8243; height=&#8221;349&#8243; src=&#8221;http://www.youtube.com/embed/UvVTtIJHv_A&#8221; frameborder=&#8221;0&#8243; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://insidetunisia.it/2011/08/interview-with-slim-amamou/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;I figli del gelsomini&#8221; di Marco Todarello &#8211; Lettera43.it</title>
		<link>http://insidetunisia.it/2011/08/i-figli-del-gelsomini-di-marco-todarello-lettera43-it/</link>
		<comments>http://insidetunisia.it/2011/08/i-figli-del-gelsomini-di-marco-todarello-lettera43-it/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 14 Aug 2011 16:02:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mehdi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dal web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://insidetunisia.it/?p=353</guid>
		<description><![CDATA[Difficile, lento, incerto. Così appare il cammino della Tunisia sei mesi dopo l’uscita di scena di Ben Alì e sette dopo la morte di Mohamed Bouazizi, l&#8217;ambulante che si è dato alla fiamme davanti al palazzo governativo di Tunisi sancendo così il primo atto della rivoluzione dei gelsomini. Il 23 ottobre il popolo sarà chiamato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Difficile, lento, incerto. Così appare il cammino della Tunisia sei mesi dopo l’uscita di scena di Ben Alì e sette dopo la morte di Mohamed Bouazizi, l&#8217;ambulante che si è dato alla fiamme davanti al palazzo governativo di Tunisi sancendo così il primo atto della rivoluzione dei gelsomini.</p>
<p><span id="more-353"></span>Il 23 ottobre il popolo sarà chiamato a eleggere l’assemblea costituente, incaricata di scrivere una costituzione democratica e fornire così le basi per la costruzione della prima democrazia moderna del Maghreb. La strada verso le storiche elezioni, però, sembra più ardua del previsto.</p>
<p><a href="http://www.lettera43.it/economia/macro/23103/il-travaglio-della-democrazia.htm">Leggi tutto</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://insidetunisia.it/2011/08/i-figli-del-gelsomini-di-marco-todarello-lettera43-it/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
