Archive

Archive for category: Reportage

Il ritorno degli islamisti in Tunisia: “Conciliare modernità e tradizione”

Il Movimento di Tendenza Islamica

Il 1 marzo scorso, dopo 30 anni di illegalità, il partito Ennadha è stato ufficialmente legalizzato e ha ripreso il suo nome originale, Movimento di Tendenza Islamica (Mti). Una denominazione abbandonata quando il Movimento ha cercato di partecipare alle elezioni del 1989 e di conformarsi al codice elettorale che vietava ai partiti riferenti religiosi. In occasione delle elezioni del 1989 il Movimento è accreditato ufficialmente al 13% dei voti ma avrebbe riunito secondo fonti certe il 30% dell’elettorato.

Read more →

La libertà è un rischio. Incontro con Fathi Ben Haj Yahia

Fathi Ben Haj Yahia è attualmente direttore di scuola e scrittore, è stato prigioniero politico per 5 anni sotto Bourguiba. Ha condiviso con noi impressioni e analisi sulle quali sta ancora riflettendo.

Read more →

Rock the Casbah

La Casba designa la cittadella e, per estensione, il cuore storico della città araba. A Tunisi la Casba è anche il centro simbolico delle potere politico, è il luogo dove risiede il Primo Ministro anche se Ghannouchi ultimamente si era rifugiato nel palazzo presidenziale di Cartagine.

La  piazza della Casba di Tunisi è diventata la rappresentazione fisica della  continuità dei principi della rivoluzione, una sorta di sit-in permanente a metà strada tra la Piazza Tahrir e l’agorà greca, con diverse tende ognuna delle quali ospita delegazioni di una città o di una facoltà universitaria.

Read more →

La Tunisia solidarizza con il popolo libico

Martedì pomeriggio tremila persone circa hanno manifestato a Tunisi in sostegno del popolo libico. Davanti all’ambasciata italiana i manifestanti hanno scandito slogan contro Berlusconi: “Berlusconi dégage!”.

Read more →

Diario di viaggio: con i minatori in sciopero e a casa di Rachid Ghannouchi

Venerdì 18 febbraio, pomeriggio

Ho incontato a Tunisi un gruppo di dieci minatori disoccupati della regione di Gafsa.

Occupano da 18 giorni la sede della compagnia nazionale del fosfato. Hanno trasformato un ufficio in un dormitorio.

Read more →

Diario di viaggio: i primi incontri, casuali e non

Un mese dopo i segni della rivoluzione si fanno più discreti nel capitale tunisina. Ci sono sempre i militari a presidiare il Ministero dell’Interno, punto nevralgico del potere di Ben Ali, due o tre graffiti qua e là.

A tratti l’avenue Bourguiba si anima di dibattiti spontanei fra persone diverse, delle piccole agorà si formano. In mattinata un piccolo corteo di 200 manifestanti reclama le dimissioni del primo ministro Mohammed Ghannouchi. Cerco di capire di più ma scopro che ci sono molti poliziotti in borghese, anche giovani, che si mescolano alla folla.

Ho passato la giornata di ieri a prendere contatti, organizzare incontri e ambientarmi a Tunisi.
Gli unici stranieri che girano sono quasi tutti giornalisti. E sei spesso “preso a parte”.

C’è “Momo Mc 0” un ex-carcerato, nato in Francia, che si è inventato un rap anti Ben Ali e che fa coppia con Saif, un vecchio poeta baathista che appella tutti i popoli arabi alla sollevazione.

Ci sono i giovani che mi raccontano gli eventi del 14 gennaio come Ramzi, 26 anni, operaio disoccupato. Per lui non è cambiato nulla ed è disilluso da come si è evoluta la situazione.

Un dipendente di un ministero vuole incontrarmi a casa sua. Dice che ha dei documenti riservati che riguardano scandali legati al rilascio di permessi di costruzione sulle area archeologiche.

Questa mattina ho intervistato Noura Borsali, professoressa di Letteratura francese all’Università di Tunisi che cerca da anni di aprire un suo giornale. Organizza dibatti in una piccola sala e raggruppa intellettuali, medici, artisti… E’ decisa a lanciare una petizione per convocare una costituente prima delle elezioni.

Incontro subito dopo Mehdi Lamloum che lavora in un’agenzia web ed è stato il primo videoblogger in Tunisia. Parliamo del ruolo del web, del suo amico Slim Amamou, noto blogger arrestato nei giorni della rivolta e ora sottosegretario con deleghe alla gioventù e allo sport. Mehdi è anche un tifoso e mi spiega il ruolo degli Ultras e della cultura calcistica negli eventi.

Davanti a noi c’è di nuovo un’assemblea di ragazzi che chiedono le dimissioni del governo attuale. Quando Mehdi va a chiedere spiegazioni a un ragazzo che regge un cartello gli rispondono con violenza, sospettosi. Mehdi ha dei dubbi sulle reali motivazioni di questi ragazzi che ripetono in coro gli slogan lanciati da una persona al centro del gruppo. Per Mehdi ci sono pochi dubbi: sono stati pagati ma non ha idea da chi e perché.

Diario del viaggio dentro alla nuova Tunisia: primo giorno

Il viaggio è cominciato nel gate di Malpensa. Piccoli gruppi si formano spontaneamente, si fa conoscenza e partono subito le discussioni.

Mi ritrovo con un infermiere, uno studente di ingegneria a Genova e Kamel che  mi prende sotto protezione perché ha bisogno di qualcuno con pochi bagagli per non pagare il supplemento di peso. Ha 30 anni e vive da 3 anni in Italia dove fa il manovrale dopo essere sbarcato a 20 anni a Marsiglia come clandestino. Mi racconta come è strano parlare di politica e non di calcio. Un mese fa non conosceva nemmeno il nome di un ministro tunisino né il nome del sindaco della sua città natale, Kairouane. Mi parla di questa generazione che ha fatto la rivoluzione con Facebook “erano sfigati, poco di buono per i trentenni come me, ma adesso dobbiamo portar loro rispetto”. Quando gli chiedo per chi voterebbe alle elezioni esita. Lui apprezza il leader dei “conservatori islamici” Rachid Ghannouchi perché “parla spesso di Dio su Aljazeera e non si può non volere bene a uno che parla di Dio”. Ma gli rimangono dei dubbi perché non sa cosa potrebbe fare Ghannouchi al potere. Bisogna conservare la libertà conquistata e non fare come in Iran. Intanto Kamel infila una bottiglia di vodka nel mio bagaglio, per alleggerire il suo.

Lo studente è uno di quelli seri. Mi racconta in dettaglio la cronologia della rivoluzione cha ha seguito attraverso i profili facebook.  Tutti sono contenti della partenza del “bastardo” Ben Ali ma adesso vogliono più sicurezza nel paese. La polizia deve tornare a ristabilire un minimo di ordine.

Arrivo a Tunisi in tarda serata. Nella hall dell’aeroporto parte di colpo una seria di “Allah Akbar”. Un membro del partito di Rachid Ghannouchi è tornato dall’esilio e una decina di simpatizzanti lo acclamano agitando bandiere tunisine. Lui abbraccia uno a uno i suoi familiari e i membri del partito filmano la scena. Faccio un paio di domande, spiego che sono “come un giornalista, ma su internet”. Sono tutti eccitati e mi invitano al loro congresso sabato a Gabes, nel sud del Paese. Dopo 10 minuti in Tunisia il mio planning meticolosamente preparato è rovinato.

E’ il primo giorno senza coprifuoco. Il parcheggio dell’aeroporto è pieno ma non si vede nessuno.
 La gente lascia la macchina lì perché e più sicuro.

Mi ritrovo a casa del mio couchsurfer, Rafik (nome di fantasia) che vive nella banlieu di Tunisi. Lavora in uno dei più grossi studi di avvocati d’affari in Tunisia. La finestra del suo ufficio dà sul Ministero dell’Interno dove hanno avuto luogo per tre giorni le grandi manifestazioni di Tunisi. Ha visto dall’alto la crudeltà della repressione e ne è rimasto shockato.

Parliamo degli eventi e di come i media li hanno riportati. Lui mi fa delle domande retoriche per provarmi come non ci si possa fidare dei media. “Sai com’è partito tutto?” Certo, Mohamed Bouazizi si è immolato. E no. E’ tutto partito nel 2008 dalla rivolte dei minatori di Gafsa. Ci
 sono stati molti morti ma il regime ha tutto nascosto. “Ma sai perché Mohamed Bouazizi si è immolato?” Sì, l’ho letto. Lui vendeva frutta e verdura. Poi la polizia gli ha confiscato la merce. “Adesso ti racconto. Si è immolato perché nel commissariato, dopo la confisca della sua merce, è stato schiaffeggiato da una donna poliziotto. So che per te è complicato da capire. Ma immagina cosa può rappresentare per un berbero essere schiaffeggiato in pubblico. Non 
c’entra niente la merce. Non era la prima volta. E’ l’umiliazione subita. La nostra rivoluzione non è per il pane o il lavoro, è per la dignità.

Parliamo di economia, demografia, di Egitto fino alle 2 di notte. “Ah domani ci alziamo alle 6 e ti porto nel centro di Tunisi”. E io dovevo ancora scrivere questo post.